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Quando le radici ci parlano.

Quello di cui vorrei ora parlare è legato a decisioni che ognuno di noi prende a ragion veduta, l’argomento è il “portare gli anziani genitori a casa propria ” almeno negli anni più difficili della loro vita, “farli assistere da una badante”, “lasciarli in un ricovero”.

Ciò di cui avevamo più bisogno noi da piccoli, era l’amore incondizionato, anche se quasi mai perfetto, dei nostri genitori….quando invecchiano diventano come bambini e nei vari processi di rinuncia alla vita, il più doloroso e difficile, è quello di sentirsi lasciati da parte, separati da quell’amore di cui ora loro tornano ad aver bisogno…questo a mio avviso è il terreno fertile, nel quale la resa della vita diventa meno drammatica.

Ripeto che non vi è giudizio verso chi ad esempio affianca una badante all’anziano che ancora lucido e sano non vuole lasciare casa sua e non vuole ancora pesare sui figli, tanto meno posso giudicare l’esperienza di chi non si sente o non può materialmente assistere il genitore e opta per il ricovero, credo però che in questo caso, ci sia un senso di colpa e di inadeguatezza che seguirà il figlio sempre, in quor suo sa che la morte richiede la presenza delle persone amate.

La nostra esperienza (dico nostra perchè l’intera famiglia ne è coinvolta nel bene e nel male), nel portare a casa nostra mio padre, ha reso evidente quanta tenacia l’anziano applichi nel resistere ai processi che gli stanno avvelenando la vita, l’indurimento del corpo, malattie, fragilità di ogni genere, la difficoltà di staccarsi dalla propria indipendenza, alle quali si oppongono con tenacia. Ognuno di loro lascerà i suoi panni e le sue storie, vorrebbero però gestire questo processo giustamente in modo il più indipendente possibile.

Ho potuto rendermi conto di quanto sono potenti gli attaccamenti, anche i più banali, come cibo o abitudini o pensieri, e quanto sia difficile per loro staccarsi da tutto ciò che nella loro vita è stato importante…questo mi fa riflettere su quanto sia essenziale elevarsi al di sopra della materialità, fare in modo di perdere gli attaccamenti in vita, questo faciliterà nel momento del morire, ma, anche dopo la morte, quando a morire sarà il corpo astrale e dovremo fare i conti con le emozioni dei nostri attaccamenti (l’inferno).

C’è un continuo resistere, un prana costante verso la vita, che opera affinchè l’anziano rimanga nella tensione del vivere, anche se il corpo cede su più fronti, si consuma a una velocità sorprendente…come da bambini basta un anno per veder cambiare incredibilmente il corpo, così è nell’anziano, basta un anno e ve lo ritrovate incredibilmente invecchiato. Anche la mente subisce i processi di degrado, a volte sarà lucidissimo, altre volte quasi assente, passato e futuro si mischiano facilmente, il presente si stà svuotando delle sue possibilità e della sua realtà.

Abbiamo scelto l’accoglienza, senza sapere bene cosa comportava, lo abbiamo fatto d’istinto, con il cuore…ci siamo trovati in un turbine di difficoltà, nelle quali, la necessità d’assistenza, assorbiva lo spazio di casa nostra, e quello spazio che rimaneva perasonale, veniva riempito dal suo particolare odore e dalla sua forte presenza, la necessità di cambiare i nostri ritmi, di perdere la nostra libertà….tutto questo ci fa riflettere su quanto quando siamo nati, i genitori abbiano cambiato i loro ritmi, l’odore di casa e la loro libertà.

Non ci si può certo aspettare che l’anziano cambi, saremo noi a dover cambiare, questo comporta il rimettere in discussione e mediare per amore, scelte che forse in quel momento sarebbero state differenti, dovremo accollarci il peso di tutte le situazioni che non avranno ancora risolto, che riguardino salute, danaro, eredità, o altro, dovremo comunque aiutarli a chiudere il cerchio.

Ma eccoci vicini all’entrare nel vivo dell’esperienza…alcuni rinunciano all’opportunità di tenere i propri genitori con sè, naturalmente parlo di quei genitori che perdono la loro autosufficenza, e di quei figli che per un milione di motivi sono impossibilitati a fare questa esperienza…Ci sono dei doni che vengono raccolti quando ci portiamo a casa un genitore anziano, in altro modo non potremo vivere con altrettanta intensità il loro significato.

Il primo dono è stato: avere l’opportunità di esprimere la mia GRATITUDINE e il mio amore, attraverso il SERVIZIO compassionevole. Non sempre piacevole ne facile, collegandoci però all’amore, diventa leggero e perde il suo peso. Il secondo dono è: l’assunzione di RESPONSABILITA’, ci troviamo a non essere più i loro figli, ma, ad assumere il ruolo di genitori nei loro confronti, tutto, proprio tutto, come quando eravamo bambini, ora dipende da noi. Altro dono, il più difficile da affrontare, ne contiene a sua volta altri, il potentissimo SPECCHIO personale…dovremo confrontarci inevitabilmente con tutte quelle emozioni che ci hanno animato da bambini, ragazzi o adulti, tutte quelle identità, acquisite sulla base dei loro giudizi che non sono la nostra realtà, ora lo specchio è li, in casa nostra e potremo rivedere potentemente chi siamo, perchè siamo così, cosa di loro ci appartiene, addirittura quali abitudini senza saperlo abbiamo preso da loro….tutto questo è possibile solo condividendo giorno per giorno con loro…proveremo risentimento, odio, rabbia, paura, vedremo risorgere il bambino ferito che ci abita e che chiedeva di essere ascoltato e amato, vedremo quanto siamo caduti nella trappola della non fiducia in noi stessi…e come avremmo potuto fare diversamente se non abbiamo sentito quella fiducia da loro?

Ecco che chi accoglie il genitore, deve affrontare un grandioso processo di purificazione, di perdono e di consapevolezza, così, AMORE, COMPASSIONE, PERDONO, FIDUCIA, saranno riversati non solo verso il genitore, anche e ancor più verso noi stessi…il genitore inconsapevolmente ci stà insegnando dove NOI abbiamo sbagliato nei NOSTRI confronti.Che grandiosità in questo processo, scopriamo i SI che abbiamo detto a loro e ci liberiamo mano a mano che muoiono dalle catene delle nostre paure.

Quando arriverà la morte, sentiremo un gran vuoto, perchè ciò che ci ha sempre sostenuto non c’è più, la casa sarà di colpo vuota ma lo sentiremo ancora li con noi a lungo, potremo così sperimentare il vero lasciare andare, li, potremo lasciare tutte le nostre strutture che moriranno con lui, come lui passerà nei mondi spirituali, noi rinasceremo nel mondo interiore a una completa coscienza del sè, donata da quell’evento.

Assistere i propri genitori è per me, un processo che se pur lacerante, lascia enormi doni, se saremo stati capaci di superare i limiti dei nostri giudizi su di loro, scopriremo la perfezione del loro processo di vita, scopriremo così cosa entra a far parte del nostro progetto e di come lo stiamo conducendo ai nostri figli…onoro mio padre e i suoi mille difetti, sono i pregi che ho saputo costruire in me, onoro la vita che mi ha fatto scegliere questa esperienza così difficile e così bella. vi benedico.   MX

 

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