arte

Un opinione soggettiva del mercato dell’arte oggi.

Parlare d’arte in Italia oggi, è veramente di grande difficoltà, mi limito ad esprimere opinioni personali, che, trovano riscontro nei corridoi del mercato. Salta subito agli occhi, la crisi del mercato antiquariale, opere di attribuzione importante, come potrebbero essere autori presenti nei grandi musei di tutto il mondo, parlo di autori conosciuti al pubblico, come Donatello, Tiziano,  Botticelli, Michelangelo, Raffaello, Masaccio, Caravaggio, Vasari, Bellini ecc. ecc. Si ritrovano oggi a raggiungere alle aste internazionali, quote decisamente basse, parliamo di prezzi che possono ad esempio variare per un Botticelli, dai 400.000,00 ai 3.000.000,00 milioni di €. Queste cifre, irrisorie per opere di tale importanza e considerando la conservazione dal 1400-1600 ad oggi, implicano di conseguenza l’assoluta rarità delle stesse sul mercato. Entrando in Italia, queste quotazioni, crollano decisamente, raggiungendo a malapena per lo stesso autore, cifre tra i 300.000,00 e il 1.000.000,00 di €.

Consideriamo cosa accade per incontrare questi enormi problemi e squilibri: da un lato, il mercato nel nostro paese è inquinato dalla cultura stessa dei commercianti, che, troppo spesso hanno operato a cavallo tra gli anni 60 e gli anni 80 in modo sconsiderato e superficiale, tanto che la clientela straniera, volle sempre meno trattare con gli italiani, temendo imbrogli di ogni sorta…d’altra parte, il mercato moderno, risente di una contrazione del danaro, che si concentra su meno clienti, molto più ricchi, questo comporta la necessità di acquistare opere solo se perfettamente documentate ed espertizzate dai principali periti internazionali del momento per quell’autore. La difficoltà di avere attribuzioni univoche, rispetto ad opere d’epoca, ad esempio rinascimentale, periodo nel quale spesso non vi erano firme, dove alla mano del maestro, si aggiungeva quella dell’aiuto di bottega, la quantità di esami che la ricerca comportava, la quantità di falsi con i quali il mercato doveva confrontarsi, fecero la loro parte nella distruzione di una complicità con il nuovo committente. A questi fatti, si aggiunge la necessità spesso strumentalizzata dello Stato Italiano, di aprofittare della situazione, bloccando di fatto la commerciabilità delle opere, se non addirittura, cercando di incamerarle come opere appartenenti allo Stato. Questo meccanismo che sembra nascere da una giusta legge di tutela del Patrimonio Artistico Nazionale, la quale rivendica la possibilità da parte dello stato, di notificare eventuali opere ritenute importanti per la Nazione, obbliga lo Stato, attraverso un meccanismo di prelazione, a farsi carico dell’opera notificata acquistandola, sollevando il proprietario dai danni di una mancata vendita e oltretutto dell’impossibilità di esportare l’opera e di rivenderla anche in Italia, poichè nessuno acquista un capolavoro notificato, per il quale ogni spostamento anche solo da un luogo all’altro, deve essere preventivamente comunicato ai funzionari statali. L’applicazione di questa legge giusta, è stata però decisamente disattesa dagli stessi funzionari, i quali, non essendoci fondi nelle casse, notificano l’opera senza ritirarla e a tempo indeterminato, contrariamente a quanto stabilito dalla legge. Ecco che ogni collezionista, sà esattamente che, opere a firma degli autori indicati e anche minori, sono immediatamente notificate prima della messa all’asta, questo ha comportato la chiusura di importanti case d’asta come Sotheby’s e Christie’s, le quali in Italia continuano le vendite solo di opere moderne e non trattano più arte antica nel paese (il nostro) nel quale l’arte antica regna.

Se voltiamo lo sguardo all’arte contemporanea italiana, la situazione è ben diversa, opere di Manzoni, Morandi, Fontana, Castellani, Burri, Paladino ecc. ecc. raggiungono quotazioni da vertigine, si parla di cifre che possono raggiungere i 20.000.000,00 di € per un Fontana, una tela bianca di Piero Manzoni è finita all’asta per 15.000.000,00 di € e così via. Bisogna considerare che anche la cultura generale sull’arte è diminuita, un po come in tutti i settori…comprare un Tiziano, è più difficile, ci vuole occhio, esperienza e studi tecnici, comprare una firma contemporanea è più semplice, più istintivo e richiede meno competenza, inoltre, i giovani oggi non metterebbero un Tiziano in cucina, un manzoni si.

Visto il grande divario che si è creato nel mercato, concludo dicendo che oggi purtroppo, opere inestimabili per rarità e bellezza, per tecnica e conservazione, pur riempiendo le sale dei più noti musei mondiali, sono ritenute obsolete, la presenza di vincoli e difficoltà di ogni genere, le rende inappetibili all’investitore che non abbia il coraggio di attendere il cambio di almeno due o tre generazioni, sempre che venga sponsorizzata la cultura necessaria per tornare al gradir dello sguardo, di tali rarità. MX

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