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Non c’è speranza.

Cari amici, la nostra fede, quella che socialmente è stata tramandata come popolo, quella cattolica, ha insegnato che l’unica salvezza è nella fede, li risiede l’unica speranza. La speranza in cosa?

La speranza nella salvezza.

Nell’uso improprio delle verità celate allo sguardo dei più, è iniziato quell’uso manipolante del potere, a danno di coloro che non conoscevano,  proprio a loro è stato insegnato che qualunque male potessero sopportare, carestia, guerra, inquisizione, violenza, povertà, umiliazione…potevano sempre contare sulla fede che li avrebbe sostenuti e salvati.

Quindi sperate gente, sperate perché la speranza riempirà il vostro cuore, il vostro paniere, allontanerà ombre e ogni male…

In nome di questa speranza portata dalla fede, potremmo sempre giocarci le ultime monetine per essere istruiti dal prete su come trovare la fede…

E se non desideriamo questo, “Dio ci scampi” !! Saremo arsi vivi nel rogo dell’Inferno.

Sappiamo tutti come la disperazione, il dolore, la fame dei nostri figli, possano essere armi potenti per tenere interi popoli nelle mani di pochi, sappiamo anche che potere religioso e politico viaggiano a braccetto, tutt’al più, si contendono la torta, e, la torta sono coloro che senza risveglio, non riconoscono le verità fondamentali e vivono solo di illusione e di speranza.

La speranza però, è come la giustizia…

La speranza non esiste!

Dire questo, significa demolire la supremazia onnipotente di quel Dio giudicante che amato e temuto, ha soggiogato i popoli di un vasto mondo.

Dio, non è giudicante, mai, non è onnipotente, è l’esistenza stessa, la sua stessa energia vitale, non ha bisogno di potere ne di giudizio, poiché nulla è sbagliato, assiste come spettatore ad ogni conseguenza? No, non ha bisogno nemmeno di assistere, poiché la sua forza appartiene a tutti gli esseri dell’universo, animati e apparentemente non animati, poiché l’idea di un Dio esterno a noi è pura illusione.

Come può quindi un Dio assolvere alle nostre speranze se è pura presenza in ogni essere? Allora chi assolve? Se Dio abita in noi, se siamo sua emanazione, chi assolve alle nostre speranze se non noi stessi?

Ecco che la speranza non esiste, è semplicemente il frutto nocivo che nasce quando non siamo più al nostro posto, nel nostro centro, dove si manifesta la pura coscienza divina del nostro presente, quel qui e ora che solo è realizzazione vitale, sperare significa uscire da questa presenza, da questo istante, per andare nel futuro, per immaginare un futuro che non è la realtà. Ecco la nostra mente rivolgersi al futuro nella speranza possa essere migliore.

Migliore di cosa? 

Migliore del passato, di quel passato che contiene le prove superate della nostra esistenza, si, perché anche i fallimenti sono prove superate, sono insegnamenti ricevuti che quando portano buoni risultati ci fanno vivere nel rimpianto.

Il rimpianto è la predisposizione della mente a stare nel passato, dove forse un tempo stavamo meglio. Meglio di cosa?

Meglio del qui e ora…

Perché la mente oscilla sempre tra passato e futuro? Perché non resta presente a se stessa in ogni istante?

Perché teme il vuoto!

Il vuoto, l’annullarsi, il fondersi continuamente con ogni istante perdendo cognizione di sé, in favore dell’accettazione di ogni esperienza, l’oblio del senza io, senza identità, senza storia, senza radici e senza futuro, senza speranza…

L’uomo teme di essere potente e divino, ha cosi paura di esserlo che preferisce raccontarsi ogni sorta di inganno, su ciò che è stato o sarà.

Amata famiglia di anime preziose, il compito del ritorno a casa, non è una speranza, ne un illusione, è la realtà della presenza. 

Essere presenti significa fondersi con l’istante, senza attaccamento, senza aspettativa, senza paura, pura esperienza vitale…in quell’attimo la coscienza si apre alla realtà divina che incarnate.

Potremmo dirci che se desideriamo, ci siamo già allontanati dalla meta, se rifiutiamo, ci siamo allontanati dalla meta.

Ma ecco che il discorso si fa pesante, perché sono solo parole e non ci sono parole che possano colmare la mancanza di esperienza, l’esperienza è la vita, qualunque cosa accada è vita, anche se moriamo è vita… Rinunciare all’esperienza è sperimentare la morte prima che avvenga, è negare il proprio potere divino.

Si può anche passare la vita intera rinunciando a vivere, nascondendosi per paura dalle ombre della mente, ma, la natura stessa dell’evoluzione, reclama il risveglio anche di queste anime.

Lasciamo dunque ogni dubbio, ogni paura, ogni passato con i suoi ricordi e ogni futuro con le sue aspettative, poiché a crearlo , sarà proprio la nostra presenza totale nell’ora.

Ecco che la mente priva di ancore si svuota, ci lascia in quel vuoto senza più nulla di noi, senza motivo se non esserci, svanirà la percezione di noi stessi, del nostro corpo, apparirà un fiume di energia, un mare di energia indistinta, un flusso vitale continuo, potentissimo e inarrestabile del quale per un attimo avremo la visione.

Avremo chiaro che questo è ciò che più ci somiglia, ci accorgeremo che esiste anche uno spettatore, una voce pensante che interpreta ciò che appare, poi…anche lo spettatore svanisce…

Ora perfettamente fusi nell’universo, sapremo ciò che non sapevamo, conosceremo senza studiare, senza sforzo, senza domande…saremo veicolo di risposte che non abitano nella nostra mente ma in una coscienza riassumibile con una sola affermazione, “è”.

In tutto questo gioco, dobbiamo scoprire che ruolo ha l’amore.

L’amore è ogni cosa.

L’amore è il motore di quel fiume, di quel prana che è vita, l’amore è il significato attraverso il quale esseri superiori a noi, offrono il loro sacrificio per formare forza vitale, poiché l’amore impuro nasce egoista, è cibo bramato ad ogni costo, ed è fonte di sofferenza…. l’amore risvegliato al contrario non chiede, riconosce.

L’amore è… È essenza divina creativa, manifesto nella pura luce, incarnato negli illuminati e specchiato dai risvegliati, divorato dalle brame dell’incoscienza e dell’ignoranza.

È il senso, il significato ultimo, la natura stessa dell’esistenza e di Dio.

Viviamo quindi la vita ora…perché solo ora, mentre sto scrivendo, attingo da quel fiume e rilascio al fiume, senza resistenza, senza voler contenere, con l’umiltà di chi si è arreso. 

MX

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